Approccio clinico

Poche cose sono così affascinanti come la prima volta che mi ritrovo a sedere di fronte ad un’altra persona, pronta a raccontarmi la sua storia. Non è mai un ascolto passivo, ma è un ascolto guidato, attraverso le domande, lungo la comprensione del racconto. Sempre alla ricerca di connessioni.

Connessioni tra il modo in cui noi siamo, il nostro corpo, quello che facciamo, quello che non facciamo, l’ambiente in cui viviamo: c’è un’incredibile linea invisibile che unisce tutto questo, e ci rende unici. Ci rende ‘Chi’ noi siamo.

 

 Per questo, rifuggo ogni approccio basato sull’etichettare il singolo: ogni individuo è unico e irripetibile.

 

Ed è qui che nasce il mio approccio clinico. 

 

Abbracciando il modello di Psicoterapia a indirizzo Cognitivo Neuropsicologico (PCN) proposto dalla Scuola Lombarda di Psicoterapia (http://www.slop.it/modello-teorico/), il mio lavoro si basa su alcuni presupposti teorici tra cui:

  • Interdisciplinarietà: che la mente umana sia complessa è fuori dubbio, e questa complessità da sempre mi ha affascinato. Per comprenderne la complessità è richiesto uno sforzo congiunto di differenti discipline scientifiche. Questo è il motivo per cui la psicologia clinica, la neuro-psicologia, la psicoterapia, la psicologia forense, la storia della psicologia, la storia della filosofia e del pensiero, lo studio del corpo secondo un approccio medico, l’etica la morale la religione, sono tutte dimensioni tra loro in continua comunicazione: solo dalla loro intersezione emerge la meraviglia che è l’Essere umano. 

Per questo non ho mai smesso di bazzicare tra un libro e un articolo scientifico. 

  • Centralità dell’individuo. Che cos’è l’uomo? Domanda di estrema complessità, e non ci basterebbe un intero sito web per fornire una risposta esaustiva. Dipende dal punto di vista da cui lo guardiamo. Rispetto il nostro punto di vista, l’uomo può essere visto come entità biologica ed entità psicologica. Seguendo il riferimento teorico proposto dalla fenomenologia e, più recentemente, dallo sviluppo delle neuroscienze cognitive, questa distinzione non ha senso di esistere. Il modo in cui noi facciamo esperienza non è diviso in due entità, ma entrambe si determinano insieme. 

Nonostante tale tentativo abbia affascinato gli psicologi fino a tempi non sospetti, non ha senso ridurre la dimensione psicologica a quella biologica: in altre parole, non ha senso scomporre la psiche di una persona in una lista di sintomi o di modalità patologiche di vivere al fine di racchiuderle dentro una teoria omnicomprensiva. Questo significherebbe de-strutturare il soggetto, perdendone di vista l’unicità che emerge nella sua esperienza e il senso della sua esperienza stessa. 

 

La vita è movimento. Ogni movimento porta con sé un cambiamento. Vita, movimento e cambiamento sono i modi di essere dalla nostra Vita, sempre verso un diventare qualche cosa che ancora non è, verso un “aver-da-essere”, per citare Martin Heidegger.

 

Sintomo significa ‘accadere con, accadere insieme’. Il sintomo accade quando un segno accade in concomitanza con una condizione di malessere psicologico.

Cosa genera il sintomo? Anzitutto blocca il movimento della nostra vita.

Pensiamo ad uno dei sintomi più noti: l’attacco di panico. L’aspetto che ci interessa in questo frangente di un attacco di panico è il modo in cui esso accade in noi: ci blocca. Non riusciamo più ad essere in quel continuo moto con la nostra vita, il nostro spazio, il nostro tempo.

Proprio per questo, il racconto della storia di vita diventa l’elemento principe attorno a cui si svolge il percorso di cura. Comprendere ‘cosa’ l’attacco di panico abbia bloccato non può procedere secondo generalizzazioni. Nonostante a livello fisiologico (componente biologica del nostro essere) possiamo fornirne una descrizione dettagliata e creare una check-list di sintomi più o meno frequenti, a livello psicologico il significato che quell’attacco di panico è unico per ogni persona che lo prova. Andavo a lavoro? Tornavo a casa? Andavo a prendere mia figlia a scuola? 

È evidente come non sia possibile trovare una risposta che vada bene per tutti. 

 

L’unicità dell’individuo emerge in tutta la sua potenza.

 

La cura della parola: essa diventa, allora quel generare movimento, quel ricreare la motilità della vita che riprende a vivere dopo la cura del sintomo.

 

E da qui nasce il mio logo. 

 

Dall’incontro tra me e la persona di fronte a me, iniziamo un movimento.

Questo movimento, che è attivo e mutuamente responsabile, genera lenti cambiamenti, che messi uno vicino all’altro producono un cambiamento esistenziale.

 

Ecco così nascere in centro quella figura, per alcuni un ottagono, per altri un fiore, un sole, per altri….. non importa, ognuno di noi può coglierci quello che vuole: ma se l’avrà fatto, è perché ha saputo andare oltre il movimento delle varie teste, vedendo così una figura emergente da questo movimento, che è il Ben-essere.

Il fascino del porre la domanda che nasce dalla passione per la cura.

Ecco perché questo movimento di rinnovamento, che tiene conto della comprensione dell’unicità della persona attraverso le sue emozioni e le sue parole, rappresenta il vero effetto terapeutico. 

La Psicoterapia diventa così un’esperienza clinica relazionale, attiva e responsabilizzante, che ha come obiettivo quello di ripercuotersi nella vita dell’individuo per orientarla verso una forma migliore, in movimento (Liccione, 2019). 

 

 

Testi di riferimento

 

Arciero G., & Bondolfi G. (2012). Sé, Identità e Stili di Personalità. Bollati Boringhieri.

Arciero G., Bondolfi G., & Mazzola V. (2018). The Foundations of Phenomenological Psychotherapy. Springer.

Kendler K. S., & Parnas J. (2015). Philosophical Issues in Psychiatry. Explanation, Phenomenology, and Nosology. Johns Hopkins University Press.

Liccione D. (2019). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Nuova edizione ampliata, rivista e aggiornata. Bollati Boringhieri.

Liccione D. (2012). Casi clinici in psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Libreriauniversitaria.it.